#riformarugby proposta per un campionato da rivalutare

Massimo campionato italiano di rugby a 12 squadreIl destino del massimo campionato, così come quello dei campionati minori, del Rugby di base, ci sta particolarmente a cuore. Da sempre siamo convinti che sia qui che si misuri la qualità e la salute del Rugby in Italia, nel Rugby di Club con la sua storia, le sue tradizioni e una copertura territoriale che dall’ingresso nel Sei Nazioni in poi non è mai stata così capillare.  Rugby di Club che deve essere visto in maniera complementare rispetto a quanto di positivo svolto finora dalla Federazione per quanto riguarda le Franchigie in Guinness Pro12, le Accademie e la formazione di tecnici ed atleti.

Esperienza che ha molti aspetti positivi, che non vanno per nulla abbandonati. In questo, almeno a titolo personale, ho sempre visto di buon occhio la proposta del Presidente Federale, Alfredo Gavazzi, di dare vita ad una terza franchigia o quantomeno un Development Team, che possa fare da tramite tra le franchigie stesse, l’alto livello, e il campionato. Lo spazio c’è, lo dimostrano le recenti chiamate nel giro Azzurro del c.t. Brunel – tecnico per cui personalmente ho sempre nutrito grande stima fin dai tempi di Perpignan, anche se qualcosa evidentemente non ha funzionato. Giocatori come Matteo Ferro, Edoardo Ruffolo, Alessio Zdrilich, Francesco Favaro, Federico Conforti, Luca Nostran o Francesco Menon… giusto per citare atleti di cui conosciamo in prima persona lo spessore tecnico e morale, hanno tutti i numeri per fare il salto di qualità rispetto ad un campionato che sta loro stresso e su cui bisogna investire molto per garantire un futuro al Rugby Azzurro.

Se questa terza entità potrebbe essere perfetta per occupare un terzo posto italiano in European Challenge Cup, meglio se confermato da un buon risultato nella Qualifications Cup (l’Europa dovrà essere il nostro momento di crescita/confronto più importante nel corso della stagione, per cui spazio anche per i club finalisti del Top 10), è il campionato che va riformato in primis. Un tema che mi sta particolarmente a cuore, fin da quando tra il 2007 e il 2008 avevo il privilegio di poter dire la mia sulle pagine di Rugby! e de lameta

Nel corso degli anni sono passato dall’altra parte della barricata, non più cronista, ma “colpevole”. Appassionato di Rugby a tal punto da voler fare del mio, spero in positivo, per garantirne la crescita, con quello stesso spirito e cuore che ho sempre messo in campo, sugli spelacchiati campi della Serie C e con molta maggior dedizione di quante ne abbia mai messa nell’allenamento (lo ammetto, in campo ho stretto i denti più di una volta, ma fuori quasi mai…). Per questo un articolo pubblicato oggi da RugbyMeet (https://rugbymeet.com/news/eccellenza/eccellenza_in_italia_si_gioca_poco_e_male) mi ha fatto pensare e mi ha spinto a voler lanciare quella che vuol essere una provocazione. In Italia si gioca poco e male, mai titolo fu più azzeccato, ma pur condividendo solo in parte il punto di vista espresso nientemeno che da Gianluca Barca, vorrei sposare questo punto di vista per ribaltarne però il senso: in Italia si giocano troppo poche partite!!!

In un campionato corto, chiuso, in cui gli scontri diretti sono talmente decisi da non poter sbagliare la partita (questo vale per i tre top club, ma anche per chi si gioca il quarto posto con i relativi contributi europei, e ancor più chi si gioca la salvezza) è normale che si punti tutto sulla concretezza. E’ dunque ancor più normale che la formazione scelta sia spesso e volentieri quella più affidabile, a discapito dello spettacolo e dei giovani stessi: dai mediani trentenni di cui parla Barca nel suo articolo i club si aspettano infatti continuità di rendimento, rispetto a giovani talenti talvolta discontinui (argomento questo con cui ho avuto modo di parlare recentemente con un direttore sportivo).

Anche per questo nel tempo mi sono convinto che quella di un campionato a otto squadre, se non a sei, sia una falsa soluzione. Un modo per ridurre ancor più la base di giocatori di alto livello, anziché allargarla. I giovani hanno bisogno di giocare, di aumentare il loro vissuto, possibilmente sempre più ad alto livello. Per cui ben vengano le franchigie, il development team, le accademie, i club in Europa, ma a queste si devono aggiungere un campionato nazionale strutturato e di appeal, cui si approdi dopo una vera e propria selezione piramidale.

Mi rifaccio dunque ad una proposta di Filippo Frati, pubblicata poco più di un mese fa (era il 3 dicembre 2015) da IlNeroIlRugby (http://www.ilneroilrugby.it/2015/12/03/parla-filippo-frati-il-rugby-di-movimento-e-leccellenza-a-12-squadre/). In particolare per quanto riguarda questo passaggio: «Io porterei il campionato di Eccellenza a 12 squadre, anzi, ancora prima gli cambierei nome, in Italia campionato di Eccellenza ti fa subito pensare ai dilettanti del calcio, mentre, volenti o nolenti, resta il massimo livello nazionale di rugby che abbiamo» spiega Filippo Frati (sante parole!). «Dicevo 12 squadre per un motivo molto semplice, si giocherebbero molte più partite e non si dice sempre che i giovani devono giocare? Bene, quale migliore occasione? Ovviamente ci potranno essere partite con scarti importanti, ma in quali campionati non ci sono? In Premiership l’anno scorso i London Welsh sono retrocessi senza vincere nemmeno una partita, subendo a volte passivi imbarazzanti. In Pro12 conosciamo meglio di chiunque altro quali sono, da un po’ di anni, le ultime 2 squadre classificate; solo la Francia ha un campionato veramente competitivo in cui l’ultima può vincere con la prima»

Un campionato così strutturato potrebbe far giocare molto più i giovani, dando spazio alla rotazione di un numero maggiore di giocatori, ma darebbe anche al possibilità alle squadre di rodarsi e di poter sbagliare, senza rischiare di essere condannate dall’unico scontro diretto della stagione. Sarebbe interessante ad esempio inserire un sistema di play off dai quarti di finale, che coinvolga le prime otto formazioni, e un sistema di play-out per le ultime quattro. Con una retrocessione diretta e uno spareggio con la finalista perdente della serie A2, così da garantire che al vertice del campionato ci siano sempre i club meglio attrezzati e strutturati.

La vera battaglia poi sarebbe dal punto di vista delle infrastrutture, dell’organizzazione di eventi e della ricerca di investimenti e risorse sul campionato. L’introduzione di una Coppa Italia 7’s, con tornei evento su base anche locale, potrebbe creare poi delle giornate evento (da estendere poi al rugby giovanile) in grado di attirare pubblico e sponsor, se ben gestite…

In sintesi questa sarebbe la mia proposta:

GUINNESS PRO 12: Benetton Treviso • Zebre

European Challenge Cup • European Qualifications Cup • Development Projects

SERIE A: Calvisano • Petrarca Padova • Rovigo • Mogliano • Lazio • Viadana • Fiamme Oro • San Donà • Lyons Piacenza • L’Aquila • Squadra 1 • Squadra 2

SERIE A2: Rugby Brescia• I Cavalieri Prato Sesto • Accademia Nazionale Ivan Francescato • Conad Reggio • HBS Colorno • Franklin & Marshall CUS Verona • Volteco Ruggers Tarvisium • Rugby Casale • Rangers Rugby Vicenza • Unione Rugby Capitolina • Toscana Aeroporti I Medicei • Gran Sasso Rugby

SERIE B1: Pro Recco Rugby • Patirò Rugby Lumezzane • CUS Genova • AS Rugby Milano • Valpolicella Rugby 1974 • CUS Torino Rugby • Rugby Udine 1928 • Valsugana Padova • Rugby Paese • Primavera Rugby • CUS Perugia • CUS Roma

SERIE B2
Girone 1: Sartori Sondrio • Parabiago • BEF-eD VII Rugby Torino • CUS Milano • Rugby Parma 1931 • Chef Piacenza • Petrarca B • Mirano 1957 • Amatori Badia • Rubano • Grifoni Oderzo • CUS Padova
Girone 2: Noceto • Romagna Rfc • Amatori Parma • Pesaro • Vasari Arezzo • Livorno • Civitavecchia Centumcellae • Colleferro 1965 • Pol.Paganica • Ottopagine Benevento • Amatori Catania • Partenope Napoli

SERIE C1 Nazionale
Girone 1: Amatori Capoterra • Tutto Cialde Lecco • Biella RC • Varese • Amatori Alghero • Amatori Novara • Rovato • Gussago • Bergamo • Chicken Rozzano • Grande Brianza • Bassa Bresciana Leno
Girone 2: Villorba • Silea • Bassano • Villadose • Coenergia Caimani • CUS Ferrara • Riviera • Pordenone • Conegliano • Feltre • Belluno • The Monsters
Girone 3: Reno Rugby Bologna • Giacobazzi Modena Rugby 1965 • Rugby Bologna 1928 • Union Rugby Tirreno • Firenze Rugby 1931 • Florentia Rugby • Emergenti Cecina • Lions Amaranto • Jesi 1970 • Banca Macerata • Mantova
Girone 4: UR Capitolina B • Avezzano • Amatori Messina • CUS Catania • Reggio Calabria • Amatori Civita Castellana • Roma Urbe Rfc • Arvalia Villa Pamphili • Rugby Roma 1930 • Segni • Union Viterbo • Gran Sasso

SERIE C2 Nazionale
4 gironi con club come: Botticino • Fiumicello • CUS Pavia • Amatori&Union Milano • Lainate • Monferrato • Stade Valdotain • CUS Torino B • Savona • Cogoleto & Prov.Ovest • U.R.Riviera • Imola • Forlì • Highlanders Formigine • Delebio • CUS Milano B • Iride Cologno • Cernusco • Rho • Como • Rivoli • San Mauro • Ivrea RC • RC Spezia • Amatori Genova • Cuneo Pedona • Castel San Pietro • Faenza • Fano Rugby • UR San Benedetto • Dinamis Falconara • Terni • CUS Pisa • CUS Siena • Gubbio • Anzio • Latina • Rieti • Amatori Tivoli • CUS L’Aquila • Crema • CUS Brescia • Ospitaletto • Venjulia Trieste • Lido Venezia • Udine B • Amatori Silea • Alpago • Montebelluna • Vicenza • Selvazzano • Altovicentino…

SERIE D Regionale gestita dai Comitati ognuno con una task force a sostengo dei nuovi club e con l’obiettivo di farne nascere in continuazione di nuovi, coprendo il territorio in maniera capillare (va risolta in particolare la questione infrastrutture).

Coppa Italia 7’s, con fase di qualificazione regionale a inizio campionato, per accadere poi al confronto con i club di Serie B, poi con quelli di Serie A e poi con quelli dell’Eccellenza, con i club impegnati nelle Coppe Europee che entrano nella competizione nella fase finale. Finali a Giugno.
Nelle squadre della disciplina olimpica inserirei dei limiti: ex in una rosa di 14 giocatori che prende parte ad una partita, solo 4 sono liberi (ex stranieri o giocatori d’esperienza), mentre gli altri 10 dovrebbero essere Under 27, con due Under 23 e due Under 21 sempre in campo.

Non me ne vogliano i dirigenti, i giocatori o i semplici tifosi dei club citati. Quello dei nomi  semplicemente un gioco, i valori in campo probabilmente sono altri. Certo così distribuita la situazione dei campionati minori sarebbe quantomeno avvincente, con molte più retrocessioni e promozioni, ma anche con “partite di cartello” ogni domenica. Non sarebbe più interessante? Anche per la crescita stessa dei giocatori, con vari step di livello / talento con cui confrontarsi e non un calderone unico chiamato Serie A (24 square), Serie B (48 squadre), Serie C1 (già di per se una grande innovazione!!!) e Serie C2 (dove c’è davvero di tutto e di più).

Probabilmente questo punto di vista passerà inosservato, ma mi piacerebbe vi potesse essere un confronto su questi temi a 360° toccando gli stessi giocatori, attraverso AIR e GIRA, la FIR stessa (all’epoca avevo avuto modo di avere un confronto aperto con il professor Ascione, che aveva dimostrato di aver ben chiaro il punto di vista dei club, che onestamente spero possa essere mutato nel tempo, soprattutto per quel che concerne la struttura dell’attuale Serie A…), i club e soprattutto la stampa che segue il Rugby Italiano più da vicino. Gianluca Barca, All Rugby e RugbyMeet in primis, ma anche Daniele Piervincenzi con il suo «Mi Scusi sua Eccellenza», Valerio AmedeoOnRugby.it intesa la redazione, ma soprattutto tutta la community di esperti e appassionati, Davide Macor, N.P.R., Duccio E.Fumero, Stefano Franceschi Il NeroUmberto Nalio con il suo PolesineRugby, Elvis Lucchese, Antonio LivieroIvan MalfattoAndrea Buongiovanni, Flavia Carletti, Giorgio Cimbrico, Federico Fusetti, Peter Freeman, Gianluca Galzerano, Filippo Mazzoni, Paolo Mulazzi, Francesco Pierantozzi, Paolo Ricci Bitti, Francesco Volpe, Paolo Pacitti, Luca Tramontin, Daniela ScaliaNorberto Mastrocola, Giorgio Sbrocco, Moreno Molla, Paolo Malpezzi, Antonio Raimondi, Alessandro Fusco, BoccaccioRugbyNews, Rugby.itLinea di Meta, Area di Meta, El Balù Bislong (che bröt nòm…) ed ovviamente i vecchi amici di InsideRugby, Enrico Borra e Stefano di Leonardo, e Andrea Nalio (che ha il gusto per la polemica, ma che stimo particolarmente e non finirò mai di ringraziare dato che rugbymercato.it va avanti soprattutto grazie al suo impegno)… e tutti gli altri che colpevolmente non ho citato in questo elenco di nomi scritto di getto.

Grazie a quanti sono arrivati fino a qui, in fondo a questo muro di parole!
Voi che ne pensate? Hashtag #riformarugby ?

Emanuele «Tucker» Zobbio

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Emanuele Zobbio
Esperto di marketing e comunicazione, cura l'immagine dell'agenzia e dei giocatori, tenendo i contatti con i professionisti del settore, la stampa e con partner strategici in Europa, Nuova Zelanda e Sud Africa.
In passato si è fatto apprezzare anche come giornalista esperto di rugby italiano per Rugby! e lameta, nonché come anima di importanti realtà web quali il portale italiano dell’ERC, www.mondorugby.com e ora www.rugbymercato.it di cui è co-fondatore