Rugby e soldi, un rapporto complesso

I giocatori di rugby in Italia guadagnano poco.

O meglio, può essere che guadagnino in modo proporzionale a quello che è il giro d’affari del movimento, ma a livello assoluto i guadagni ricalcano, spesso per difetto, quelli che sono i normali guadagni lavorativi dei giovani lavoratori nella fascia 20-30 anni.

Non perdere tempo, inizia a risparmiare

Noto però che nei rugbisti entra in campo, a volte in modo pericoloso, un difetto di percezione, e cioè l’idea di essere sportivi professionisti, con relativo stile di vita, senza avere una reale comprensione del bilancio finanziario della loro vita.
È facile pensare di guadagnare molto, quando si hanno le spese pagate, tempo libero e un po’ di soldi in tasca. Questa illusione ottica può durare qualche anno, e può sfociare o in una lucida presa di coscienza, attorno ai 24/25 anni, o in un drammatico sbattere contro il muro del fine carriera poco oltre i 30 anni.

Un altro aspetto che si dimentica nel confronto coi lavoratori di pari età è l’aspetto previdenziale. Tra un giocatore è un lavoratore c’è la differenza di circa 10 anni di contribuzione previdenziale obbligatoria, e se si pensa al meccanismo di erogazione della pensione basato sul metodo contributivo, e cioè sul totale dei contributi versati durante la vita lavorativa, dieci anni rappresentano una differenza enorme, recuperabile solo a prezzo di grandi sacrifici.

Un rugbista è uno sportivo dilettante, con un accordo tecnico agonistico che non rientra nella tipologia del lavoratore dipendente e nemmeno in quella del lavoratore autonomo.

Di conseguenza i versamenti previdenziali non sono contemplati. Ma quello che sembra apparentemente un vantaggio economico nel breve come sensazione di “meno tasse da pagare”, si trasforma nell’arco della vita uno svantaggio in termini di tenore di vita possibile durante l’età pensionabile.

Non è facile parlare di risparmio ai giocatori, e a onor del vero per la maggior parte degli atleti non è nemmeno facile risparmiare, pensando alla media delle retribuzioni e potendo usufruire di 9 o 10 stipendi nell’arco di un’annualità.
Tuttavia qualche azione si può intraprendere, anche di piccola entità anche solo per creare un allenamento al risparmio.
Risparmio, non è mai troppo presto per cominciare
Forse non tutti sanno che un fondo pensione si può aprire con una somma molto piccola e non prevede versamenti obbligatori. E al di là degli importi direi che quasi nessuno sa quanto possa essere importante la decorrenza del fondo pensione, e cioè l’avvio, la data di sottoscrizione.
Allo stesso tempo ho visto coi miei occhi in 17 anni di consulenza finanziaria la potenza morale ed effettiva di anche soli 50 euro di risparmio al mese.

Il risparmio non deve essere vissuto come costrizione, ma può diventare un potente strumento di disciplina di grande aiuto nel percorso di maturazione della persona.

Ci sarebbe molto altro da scrivere sul tema, col rischio però di diventare troppo tecnici e di conseguenza noiosi, e mi rendo conto che gli argomenti sopra trattati sono probabilmente quanto di più lontano dalla mentalità individuale e da spogliatoio degli atleti, ma non trascurarli e consapevolmente scegliere può marcare realmente una differenza nella cura di se stessi per la vita futura.
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Marco Martello
Mandatario FIR dal 2003, iscritto all’Albo Fir al n. 23/03.
Fondatore di PiazzaRugby e partner italiano del network internazionale Global Sports Futures
Laurea in Economia e Commercio. Nel 1999 ha conseguito un Master in Management delle Organizzazioni Sportive presso l’Università di San Marino, aggiudicandosi il riconoscimento di “miglior lavoro di ricerca economica”.
Financial Advisor presso Az Investimenti - Azimut Capital Management, da oltre 20 anni lavora nel campo della consulenza finanziaria